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Era il 23 Luglio 1985 quando la Commodore, reduce del successo ottenuto con il Commodore 64, introdusse sul mercato un nuovo computer: l’Amiga 1000.

La linea Amiga avrebbe inevitabilmente cambiato le regole del gioco nel campo dell’informatica; uno degli slogan di Amiga era, (ed è tutt’oggi tra i nostalgici): “The Future Was Here”.
Si, perché se oggi un computer “multimediale”, capace di offrire agli utenti la possibilità di lavorare con applicazioni audio, grafiche, di scrittura, e di giocare, è normale, nel 1985 era totalmente inusuale.

Il sistema operativo di Amiga, (Workbench, ribattezzato AmigaOS successivamente), era di fatto un sistema “moderno” come quello dei computer attuali: un desktop, icone, applicazioni con possibilità multitasking, (capacità di eseguire più programmi contemporaneamente). Basti pensare che Microsoft fino al 1994 ha utilizzato come sistema principale l’MS-DOS: una schermata a sfondo nero con caratteri bianchi.

Se oggi la disputa del mercato è prevalentemente tra Microsoft Windows e Apple MacOS, tra la metà degli anni ’80 e ’90 circa, Commodore Amiga era certamente il primo “avversario” di Microsoft e dei PC-IBM e compatibili.

Specialmente nel settore audio-visivo e ludico, Amiga regnava sovrana.

(Andy Warhol e Debby Harry al Lincoln Center per la presentazione dell’Amiga 1000)

Nelle televisioni, in Mediaset per esempio, (all’epoca Fininvest), i computer Commodore Amiga erano utilizzati per la gestione della grafica in “sovrimpressione”: dai titoli a scorrimento nelle sigle di apertura e fine trasmissione, ai loghi di riferimento dei canali e per tutto ciò che era la grafica in particolare.

(Jerry Scotti in copertina con degli Amiga: A500, A1200 e A4000)

Anche nel campo dei videogiochi, Amiga, è stata vincente, grazie al prezzo, (un computer Amiga di fascia bassa costava circa L.600.000 ((300€ circa)) contro i L.3.000.000 ((1.500€ circa)) di un PC-IBM), e alla possibilità di esser collegata direttamente alla TV senza l’obbligo di acquistare un monitor per poterla utilizzare.

(una schermata del gioco Flashback)

(Commodore Amiga 500 completo di Monitor e unita floppy secondaria)

Ora vi domanderete: come mai è “sparita” se aveva una larga parte di mercato?

In realtà, i veri motivi del fallimento di Commodore, rimangono ancora oggi un mistero; ufficialmente la causa è stata per “liquidazione volontaria”.

Qualche debito di troppo, qualche errore di troppo negli investimenti, scelte sbagliate nella produzione dei modelli che avrebbero dovuto competere con i PC-IBM e alla fine, la non volontà di risanare l’Azienda. Cosa che negli USA è possibilissimo fare, a differenza di un Paese come il nostro, dove se un’azienda privata fallisce: fallisce; negli USA è possibile richiedere degli aiuti per evitare la chiusura definitiva, e questi aiuti non li avrebbero di certo negati a un’azienda come la Commodore.

Alcune voci vogliono che qualche “personaggio” appartenente a Microsoft, abbia “spinto” perché le cose andassero proprio come sono andate, ma ovviamente questa è una “leggenda metropolitana”.

Oggi Amiga vive ancora grazie a una fortissima comunità, che di fatto, ha permesso che questa piattaforma non morisse mai, pur rimanendo una piccola nicchia.

Continuano ad esser prodotte periferiche di espansione per tutti i modelli della linea Classic, (quelli venduti negli anni ’80 e ’90), si tratta in prevalenza di schede di espansione per aumentare la memoria Ram, potenziare la CPU e poter utilizzare memorie flash come Hard Disk, ma non solo. Esistono diverse distribuzioni del sistema operativo, alcune ufficiali altre no.

Una cosa sorprendente di Amiga, della sua progettazione, era la “porta di espansione”, di fatto, tramite la porta di espansione, era possibile potenziare e aggiornare il proprio hardware in modo tale che non diventasse obsoleto, o quasi.

Basti pensare che, tramite le espansioni che vengono prodotte oggi, è possibile potenziare un’Amiga 500 (1987) o Amiga 600 (1992) a tal punto da poterli utilizzare per navigare su internet o ascoltare degli mp3.

Insomma, è proprio vero: “Amiga, il computer che non vuole morire”.



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